L’AI sta sostituendo Dio? Come la proprietà intellettuale convive con l’AI

Il 26 aprile si celebra la giornata mondiale della proprietà intellettuale.

In un mondo in cui assistenti virtuali e chatbot prendono sempre più piede nella vita personale e lavorativa di tutti noi, i rischi legati alla privacy e alla sicurezza informatica aumentano e sono spesso sottovalutati dagli utenti. 

In questo scenario, non è in gioco solo la protezione dei dati personali, ma anche quella della proprietà intellettuale e delle informazioni aziendali, che possono essere esposte o riutilizzate quando vengono condivise con strumenti di intelligenza artificiale.

Già due anni fa, nel 2024, la Peter’s Chapel di Lucerna sembrava aver compreso il potenziale pericolo dell’enorme quantità di dati che questi chatbot detengono e ha introdotto un’AI con la funzione di raccogliere digitalmente le confessioni dei fedeli in un progetto dal nome “Deus in machina”.

L’idea, tanto controversa e innovativa, non ha tardato a sollevare interrogativi cruciali: dove finiscono tutte queste informazioni? Possono essere lette? E se sì, da chi? E se fossero usate contro di noi?

Fondazione Leonardo, in questo articolo, ha colto l’occasione per aiutare a proteggerci da eventuali fughe di dati stilando una lista di quattro informazioni che non dovresti mai condividere con un’Intelligenza Artificiale.

  • Al primo posto troviamo le confessioni e informazioni compromettenti: si fa riferimento ad ammissioni di colpa, situazioni personali delicate e private ed eventuali azioni fuori dalla legalità. È importante ricordare che quando si comunica con un’AI ogni parola può essere registrata e archiviata. I rischi principali sono due: da un lato un danno alla reputazione se queste informazioni fossero rese pubbliche, dall’altro una sorta di “sorveglianza emotiva” da cui derivano possibili risvolti legali.
  • Nonostante il tono dei chat bot possa farci sentire come se stessimo parlando con un amico, è importante ricordare che non ci troviamo in un ambiente sicuro e condividere password e credenziali di accesso non è mai una buona idea.  Uno studio condotto da Home Security Heroes ha mostrato quanto le tecnologie di intelligenza artificiale generativa possano essere efficaci nel violare le password. Attraverso l’uso di PassGAN, un sistema basato su reti neurali generative, sono state analizzate oltre 15 milioni di credenziali, ottenendo risultati significativi: il 51% delle password più comuni è stato scoperto in meno di un minuto, il 65% entro un’ora e l’81% nell’arco di un mese. Un accesso non autorizzato può avere conseguenze gravi, tra cui il furto di dati personali e la compromissione di conti bancari, email e profili social. Per questo motivo è fondamentale conservare le password in contesti protetti e non condividerle con nessuno, inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale.
  • Da maggio 2025, Meta ha dichiarato che avrebbe utilizzato i dati sensibili raccolti nelle sue piattaforme, a meno che gli utenti stessi non si fossero opposti esplicitamente. Questo cambiamento impone maggiore attenzione da parte degli utenti nel preservare i propri dati sensibili. Dati come codice fiscale, documenti personali, numeri di telefono o indirizzi di casa non vanno mai condivisi. Il rischio più grande è il furto di identità con conseguenti rischi economici oltre al profiling non autorizzato e alla violazione delle normative europee come il GDPR.
  • Ultime ma non per importanza sono le informazioni aziendali riservate. Molti lavoratori sono tentati di utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare dati, creare report o semplicemente mandare mail. Tuttavia, i rischi che risiedono nel condividere dati come strategie aziendali e piani di sviluppo sono enormi. Federprivacy e l’Agenzia nazionale per la cyber sicurezza (ACN) hanno evidenziato come l’uso improprio dell’AI in contesti lavorativi possa portare a fughe di informazioni. Ad oggi, nel 2026, esistono linee guida specifiche per la conservazione delle password e dei dati sensibili aziendali, tuttavia la responsabilità ultima ricade sull’utente e l’impresa. Le conseguenze includono possibili violazioni di accordi di riservatezza, perdita di vantaggi competitivi e sanzioni interne come legali.

Nonostante i suoi punti d’ombra, l’AI rimane uno strumento potente da comprendere, regolare e utilizzare con la nostra, di intelligenza. FTP è qui per aiutare te e la tua azienda nella difficile gestione di un mondo sempre più smart e automatizzato.

Da oltre 20 anni FTP supporta imprese e organizzazioni nella gestione sicura delle tecnologie digitali, attraverso un approccio strutturato che parte dall’analisi delle infrastrutture esistenti e dall’identificazione delle vulnerabilità.

Da sempre diamo attenzione anche alla formazione del personale, elemento chiave per ridurre i rischi legati all’uso improprio delle tecnologie e garantire una gestione consapevole dei dati e degli strumenti digitali.

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