Verifica dell’età online: cosa sta succedendo nel 2025?

Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di verifica dell’età online. Non è solo una questione etica o sociale: riguarda anche la sicurezza dei dati, la privacy e la responsabilità delle piattaforme digitali.

E no, non si tratta di quei classici avvisi “Hai più di 18 anni? Sì / No” che tutti conosciamo. Parliamo di sistemi reali, automatizzati, obbligatori. In alcuni paesi — come il Regno Unito e diversi stati degli Stati Uniti — queste misure sono già diventate legge.

A fine luglio 2025, è entrata in vigore nel Regno Unito una parte importante del Online Safety Act, una legge pensata per proteggere gli utenti più giovani dai contenuti inappropriati. Da quel momento, tutti i siti che contengono pornografia o materiale esplicito devono implementare verifiche dell’età efficaci.

Cosa significa “efficaci”? Che il semplice click per “autocertificarsi maggiorenne” non basta più.

I siti devono usare metodi come:

  • verifica tramite documenti d’identità
  • uso di identità digitali ufficiali
  • sistemi biometrici (come la stima dell’età da un selfie, dove consentito)
  • oppure l’intermediazione di servizi certificati che confermano l’età dell’utente senza raccogliere altri dati

Chi non si adegua, rischia sanzioni fino a 18 milioni di sterline o il 10% del fatturato globale. Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni, ha già aperto indagini su decine di siti per verificare il rispetto della legge.

Un dato interessante? Secondo CARE UK, dopo l’entrata in vigore della norma, il traffico verso i siti pornografici nel Regno Unito è crollato: Pornhub ha perso quasi la metà degli accessi in pochi giorni.

Negli USA, non c’è una legge federale unitaria, ma sempre più stati stanno approvando leggi simili a quella britannica.
Tra i più attivi ci sono:

  • Texas, dove la legge sulla verifica dell’età è stata confermata anche dalla Corte Suprema
  • Arizona, che ha introdotto l’obbligo per i siti di usare documenti, selfie verificati o carta di credito per provare la maggiore età
  • Almeno 16 altri stati americani stanno seguendo questa direzione, con leggi già approvate o in fase di approvazione

In alcuni casi, piattaforme come Pornhub hanno bloccato l’accesso agli utenti locali pur di non implementare i sistemi richiesti.

Il controllo dell’età online non è solo una questione normativa. Riguarda il modo in cui gestiamo l’accesso ai contenuti e proteggiamo gli utenti – soprattutto i più giovani – ma tocca anche temi legati alla privacy, alla sicurezza informatica e alla gestione dei dati.

Chi gestisce piattaforme digitali deve farsi alcune domande importanti:

  • Come verifico l’età senza raccogliere troppi dati sensibili?
  • Il mio sistema è a prova di frode?
  • Sono conforme alle normative del paese in cui opero?
  • Sto tutelando abbastanza la fiducia dell’utente?

Per ora in Italia non esiste ancora una legge simile a quella UK, ma il tema è in discussione. Nel frattempo, vale la pena guardare cosa accade altrove: perché la regolamentazione dell’età online potrebbe diventare uno standard globale nei prossimi anni. E le aziende digitali, piccole o grandi,  farebbero bene a prepararsi.

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